01/09/2011 - News - Eco Mountain
Ghiacciai, la ritirata continua


Il ghiacciaio Presena coperto dai teli "geotessili".

Lo scorso fine settimana a Pontedilegno (BS) si è tenuto un convegno, l'ennesimo ma pur sempre attuale e necessario per tenere alta la soglia di attenzione, sulla condizione precaria in cui versano i ghiacciai. Osservato speciale il ghiacciaio Presena. La questione, che tocca l'arco alpino in modo determinante, vede nella "Convenzione delle Alpi" il principale strumento far fronte al problema.



Non c'è bisogno di rievocare scenari apocalittici in stile "The day after tomorrow" per ricordarci dei cambiamenti climatici. La "Convenzione delle Alpi" è tornata in questi giorni, partendo dall'esempio del ghiacciaio Presena all'Adamello, sull'innalzamento della temperatura terrestre e sulle conseguenze che questo sta causando ai ghiacciai, compresi, ovviamente, quelli della catena alpina. Non bastano le soluzioni tampone, costose ed esclusivamente conservative, come quella dei teli "geotessili", che, a nostro avviso hanno persino qualcosa di patetico e di patologico, perché lasciano intravede una ben misera idea di natura.
Il segretario generale della «Convenzione delle Alpi», Marco Onida, che aperto il seminario dalignese è partito invece dall'importanza della stessa «promessa» transnazionale costituita dal trattato sottoscritto dai Paesi alpini e dall'Unione europea per promuovere lo sviluppo sostenibile e per tutelare gli interessi della popolazione residente tenendo conto delle questioni ambientali, sociali, economiche e culturali.
L'impegno, preso a suo tempo da Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Principato di Monaco, Slovenia e Svizzera, ha lo scopo di rendere la vita in quota non un limite ma una opportunità. Ma per portarlo a termine, è stato ricordato a Ponte, «c'è bisogno di un cambio di tendenza, soprattutto a livello culturale. Per esempio con una pianificazione territoriale e urbanistica sostenibile, attraverso la promozione di trasporti più rispettosi dell'ambiente, valorizzando le foreste montane e sviluppando la filiera del legno. Comportamenti che costituiscono una risposta concreta al grido d'aiuto dell'ambiente».
Emblematica di questa "crisi", la condizione del ghiacciaio del Presena, proprio sopra le teste dei relatori di Ponte di Legno. La situazione attuale è stata inquadrata chiaramente da Alberto Trenti, direttore dell'ufficio Previsione e pianificazione della Provincia autonoma di Trento. Dal 1999 a oggi, ha ricordato, l'aumento della temperatura in quota si aggira attorno al mezzo grado all'anno. Nel 1986 il ghiacciaio misurava 68 ettari; nel 2003 gli ettari erano già scesi a 41. E a oggi si stima un calo, dall'86, del 50% della superficie. Un ritiro impressionante, che ha anche ovviamente ridotto la possibilità di sciare in quota tutto l'anno; come accadeva trent'anni fa.
Per contrastare questa tendenza, da 4 anni vengono stesi su parte del Presena speciali teli «geotessili» che dal 2008 hanno permesso di preservare 265 metri cubi di neve diversamente destinata a sciogliersi. Volendo stimare l'effetto della copertura si può parlare del 30% dell'attenuazione di massa.
L'ultima misurazione effettuata quest'anno, il 24 agosto, ha evidenziato un mantenimento dello spessore della neve sotto ai teli che va dal metro e mezzo ai due metri. Tutto ciò al prezzo di un grande sforzo economico. Il quesito ora riguarda il futuro. Quale è la proiezione climatica? Una domanda alla quale per ora si può rispondere solo con ipotesi.

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L'azienda Mammut, che quest'anno compie 150 anni, ha voluto essere al fianco di scienziati e montanari anche in questa circostanza, non rinunciando alla sua vocazione di leader nel settore alpinistico: ne è scaturita la seconda spedizione italiana del Mammut 150 Years proprio sull'Adamello.

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